domenica 8 dicembre 2013

una corsa


Questo è il post che non avrei mai voluto scrivere.

Da quando sono arrivata qui, ho sempre pensato al post che avrei voluto scrivervi una volta trovato lavoro. Un lavoro stabile e bello. Uno dei motivi per cui mi trovo qui, a Bruxelles.


Tutt'al più avrei voluto scrivervi delle bellezze di Anversa, citta` in cui abbiamo pranzato, ormai quasi due settimana fa,  con alcuni nuovi amici/colleghi, e di come ci siamo divertiti.

Invece, devo - perché questa è la mia casa e io qui non nascondo niente - raccontare di una corsa. La più faticosa della mia vita. Del peso degli anfibi che io che non sono una semplice, li ho anche pieni di borchie. Perché sollevarli velocemente dall'asfalto ad ogni passo mi sembrava impossibile. Del fiato corto, talmente corto perché avevamo mangiato da poco, e anche pesante. L'ironia delle situazioni: io che corro regolarmente, non ce la facevo, non riuscivo a farcela.

Fin quando il telefono di Lui non ha risquillato e questa volta una voce di donna mai sentita prima mi intimava di correre più veloce, di raggiungerlo, prima che l'ambulanza lo portasse via. Poi ricordo di non aver più sentito nulla, non il freddo che mi tagliava il viso, non le risate di mio figlio per il quale la corsa sul passeggino spinto da un amico era divertentissimo. 


Correvo e basta. E mi sembrava di non arrivare mai, eppure Anversa non è grande. Perché l'ho lasciato andare da solo a prendere la macchina. Perché non mi ha chiamato. Perché.

Arrivare e vederlo lì, sdraiato e vigile, impaurito. Salire sull'ambulanza con in braccio Cookie e tenerlo stretto a me. Ancora ignara della gravità della situazione.

"Signora, si prepari, è qualcosa di neurologico, non andrà via subito, non passerà subito". Il paramedico in cui cercavo conforto, rimaneva freddo e distante. In realtà stava solo cercando di prepararmi. Di prepararmi a quell'ora che sarebbe stata la più lunga e disperata della mia vita. 

Ricordo il suo viso con quel sorriso a metà, quel braccio e quella gamba sinistri fermi, addormentati.
Quel tremore, e quel conforto che cercava nei miei occhi, mentre io avevo sempre più paura. E dovevo tenere buono Cookie, per il quale quella sala dell'emergenze era un lunapark. 

"Signora, ora lo portiamo a fare gli esami, la chiameremo noi". Fuori, i miei amici, quelli che hanno abbracciato Cookie, mentre io non riuscivo che a pensare: questo è un brutto sogno, voglio svegliarmi. Grazie a Dio, i medici sono stati più rapidi dei miei pensieri. "Signora, è un'emorragia, quella nella testa di suo marito. Ora stiamo vedendo se si è fermata". Ricordo di aver fatto una domanda, la più dura e allo stesso tempo la più spontanea: potrebbe essere fatale? "è possibile".
E come in un film, come in un copione già scritto, ho detto a voce alta: ma abbiamo un bimbo, non è possibile, non ora.

Ho passato il restante quart'ora a pregare, sperare che si fermasse, che quella cosa nella testa del mio Lui si fermasse. Deve fermarsi! E mi davo la colpa, davo la colpa a questo cambiamento, forse è stato troppo, forse abbiamo scommesso troppo.

Poi, per qualche ragione o per volontà di qualcuno, si è verificato. Si è fermato. 
Il Natale per me è arrivato in anticipo. Ha una data, un' ora e una frase: il 23 novembre 2013, alle 6, quando un omino secco secco e molto affemminato mi ha sorriso e mi ha detto: "it stopped, He should be fine". La riporto in inglese perché per quei medici - freddi ma seri - questa frase del tutto probabilistica, era un segno positivo. Era il meglio che poteva capitarci. 

E li ho abbracciati e ho abbracciato lui, imbambolato e spaurito, ma consapevole di essere al sicuro. Perché quei medici che non ci hanno mai rassicurato sul piano emotivo, lo avevano fatto su quello razionale, conducendoci per mano verso un cammino che spesso mi chiedo se sarebbe stato altrettanto lineare se ci fossimo trovati altrove.

Sono passate più di due settimane. Lui, che è uno tosto, ha ripreso alla grande la funzionalità della parte di sinistra ed è stato trasferito in un centro di fisioterapia in cui lo lasciano andare a casa per il week-end. Questo è il primo finesettimana che passa con noi. Forse il primo in cui entrambi ci siamo sentiti di nuovo al sicuro, l'uno con l'altra. 
E Cookie, che sarà piccolo ma non tonto, ha capito ed ha sofferto la mancanza del Papà. Anche per lui questo finesettimana è stato bellissimo. 

La nostra casa è un'avvicendarsi di parenti e amici. Tutti pronti a dare una mano, tutti pronti a strapparci una risata o anche solo un sorriso. La mia gratitudine ad alcuni di loro che  mi hanno supportato quel famoso sabato è talmente grande da non saperla quantificare.

E poi ringrazio Dio e soprattuto gli inventori di whazup, che hanno dato la possibilità ai nostri amici in Italia di esserci sempre e a tutte le ore del giorno, con un sorriso, una battuta, un segno di supporto per Lui, e per me e Cookie.

Da 15 gg a questa parte, Le mie giornate sono fatte di sveglie all'alba, lavoro, tragitto per l'ospedale, camminate mano nella mano per i corridoi dell'ospedale, coccole serali per Cookie e nanna presto. Sono stanca, ma felice, come quelli che sanno di avere avuto un'altra possibilità. A volte mi chiedo se riuscirò mai a capire concretamente quello che è successo, se riscirò a metabolizzare mai. 
Poi mi rendo conto che davanti a noi abbiamo ancora un strada lunga fatta di esami e accertamenti, creazione di una nuova normalità. E allora decido di affrontare una cosa alla volta. Di preoccuparmi di una cosa alla volta. 

Si dice che non puoi capire il senso degli eventi che a posteriori. Oggi, mi rendo conto che questo trasferimento, le persone che abbiamo incontrato grazie ad esso, quegli amici incontrati per caso nel lavoro che ho accettato un po' a malincuore, in realtà sono stati provvidenziali per affrontare al meglio questa vicenda. Che se penso ad ogni altra variazione mi sento mancare.  

All'inizio ho detto che questo è l'unico post che non avrei mai voluto scrivere, ed è vero. Vorrei non avervi mai dovuto raccontare tutto questo, ma visto che la vita ha deciso così, vi dirò anche che dovendo raccontare, sono felice della storia che ho riportato.

Il cammino è ancora lungo e vi terrò aggiornati su come evolve.

12 commenti:

  1. Davanti a tutto questo rimango muta e ti mando un abbraccio!

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  2. Brividi...
    Ti stringo forte e non posso che felicitarmi per il suo essere cosi' "tosto"...

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  3. ho letto il post con l'ansia.....un abbraccio forte!

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  4. Mi dispiace moltissimo. Non ti conosco, sono solo una a cui piace leggere I blog di altri italiani all'estero. Spero che tutto possa tornare alla normalita' al piu' presto.

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  5. Ultimamente io è mio marito abbiamo qs terrore. E se ci succede qualcosa qui lontano da tutti? E prepariamo piani, anche se so che mi troverai comunque impreparata. Vi abbraccio famiglia , ho corso con te , sofferto e ora condivido la speranza. Brava solo un giorno per volta, piano piano. Un abbraccio fortissimo

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  6. Carissima, non ci sono parole di fronte a tutto questo. Ti leggo serena nella tragedia e sono felice di sapere che le cose stanno migliorando. Non posso nemmeno immaginare cosa tu possa aver provato. mi piacerebbe poter essere lì, per farti un pò di compagnia, per cercare di strapparti un sorriso per giocare con cookie. Un grandissimo abbraccio

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  7. Appena ti ho visualizzato correre mi e' esploso il cuore,temendo il peggio. Sono felice anche io per voi, siete una bella famiglia e mi auguro che la ripresa sia forte come Il vostro amore.
    Un abbraccio

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  8. D'ora in poi ci sarà solo l'amore, amore e felicità. Ne sono sicura.
    Ti abbraccio, Licia

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  9. http://farfuglia.blogspot.it/2013/12/le-7-meraviglie-di-una-mamma.html
    <3

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  10. santo cielo. mi dispiace tantissimo. leggo che hai già una rete di supporto, ma se posso fare qualcosa, qualsiasi cosa, non esitare a chiedere (abito a bruxelles, avevamo anche pensato di incontrarci quando eri arrivata da poco poi la cosa è morta lì).
    francesca

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  11. Un abbraccio forte a tutti Voi ... che questo Natale Vi porti il regalo più bello, la gioia di ritrovarVi insieme al sicuro

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  12. Un abbraccio forte, dal grande mondo virtuale.
    Grazie a te per aver scelto di condividere comunque questa parte di te, di voi.
    Non guardare indietro chiedendoti perché, guarda solo avanti e accanto a te, le cose importanti stanno li.
    Ieri non si cambia, ma puoi solo essere un migliore artefice dell'oggi che hai.
    Ancora un abbraccio forte.

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