martedì 3 settembre 2013

l'angelo del focolare ha stancato

Ecco, davvero, non se ne può più.

Non se ne può più di quelle che "la maternità è il momento più bello nella vita di una donna, uno stato di grazia". 

Come direbbero a Roma "Ma grazia de che?" 
Che hai due occhiaie che fai paura, visto che almeno i primi anni -ehm - mesi non dormi mai. 
Che se prima eri padrona della tua giornata e potevi permetterti di saltellare dal lavoro, alla palestra, all'aperitivo e poi al cinema, ora saltelli al massimo dal fasciatoio alla culla sotto gli ordini di un marmocchio urlante e bisogno di tutto e di niente. 

E quelle "io non riesco proprio a separarmi dal mio piccolo per qualche ora al giorno" dopo che son 6 mesi che il pargolo frequenta il nido. Certo quando la mamma gli concede di andarci. 

Ma basta, Santo subito colui che ha pensato al nido e non solo ne ha fatto realtà, ma ha anche veicolato il messaggio che il nido fa bene allo sviluppo delle interazioni sociali tra piccoli. Ecco, non solo costui ha ragione per i bimbi, ma quel che afferma è vero anche per le mamme. Il nido migliora i vostri rapporti sociali, perché vi consente di avere del tempo per farvene!

Le mie preferite sono quelle che affermano sicure "la mia vita è iniziata quando è nato mio figlio".

Questa è forse la più difficile da accettare, perché mi fa pensare che prima per alcune non ci fosse nulla, niente con cui riempire il cuore, niente che provocasse un brivido. Diciamoci la verità, prima c'era molto. Molto della nostra vita a cui abbiamo rinunciato e che forse non ci vogliamo ricordare perché la nostalgia è una brutta bestia.

Francamente non lo so perché bisogna insistere ancora su quest'immagine della maternità come esemplificazione della pace dei sensi, della felicità estrema. Climax di una vita, iperbole della femminilità. Quando poi queste ancelle della felicità te le ritrovi a piangerti sulla spalla con lacrime da stanchezza, privazione del sonno, debolezza.

Non sarebbe meglio essere chiari? Essere siceri e dire: avere un bimbo è l'esperienza probabilmente più intensa nella vita di due persone. Dura, agrodolce, divertente, appassionante, faticosa, piena di dubbi e di salti nel vuoto con il cuore che ti arriva in gola. La stessa che la sera quando torni a casa ti accoglie facendoti dimenticare anche la peggiore giornata di lavoro. In ogni caso. Che il nanetto ti accolga urlante o con il sorriso più bello del mondo, andrà già meglio. Perché le energie vanno dosate, se il piccolo te le richiede tutte, inevitabilmente il resto rimarrà fuori dalla porta.

E comuque, che sia uno strillo o una risata, guardando quegli occhi che hanno un po' di te, andrà davvero meglio.

18 commenti:

  1. E quelle che scrivono status tipo "dopo 36 mesi di devozione totale affronteremo il primo distacco e passerò la giornata ad aspettarti". Poi dopo un giorno le incontri di persona e ti dicono "non vedo l'ora che vada alla materna"...
    Ma non sarebbe più semplice, come dici tu, dire la verità? ?

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    1. mah, io credo e cerco di farlo per prima nell'onestà intellettuale e dei sentimenti. Gli estremismi e le esagerazioni, soprattutto affettive, mi preoccupano. Come le ipocrisie sorrette da convinzioni popolari ormai superate (spero). Essere mamma non è una gara, ma un viaggio in cui imparare se è possibile anche dalle altre. Se si parte come fanno alcune, è molto difficile instaurare un rapporto sincero. Tutto qua

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  2. Io ti posso dire che la maternità e' l'esperienza più sconvolgente che ho mai provato, dura, difficile, complicata, stressante, snervante e alienante ma la mia vita di prima non la rivorrei....ed era una bella vita.;-))))

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    1. Mi assale una curiosità sensa pari, te lo devo chiedere. .. Perché è così sconvolgente? Qual è la differenza col nido?
      Firmato mamma ognorante ed espatriata

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    2. @mammapiki nemmeno io tornerei indietro, ma non per questo la mia vita non mi piaceva prima.

      @squa Ciao! piacere di conoscerti!
      Cookie al nido è cambiato completamente. è diventato indipendente nel giocare e ha fatto notevoli passi avanti nello sviluppo psicofisico. Io ho del tempo per riconnettermi con la realtà che mi circonda: amicizie, lavoro, corsi di francese, faccende a casa. Cose che poi mi fanno arrivare al momento di andarlo a prendere più serena e desiderosa di passare il mio tempo con lui. Non so se ho risposto adeguatamente alla domanda... che dici?

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  3. Hai proprio ragione . Anch'io odio le esasperazioni. E' la cosa più naturale del mondo e quindi non esageriamo, restiamo individui e persone.

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    1. Ecco, ben detto. Non è una gara, né un voto, ma una cosa normale che si aggiunge alle persone che siamo e non le sostituisce.

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  4. Sono d'accordo. Si può voler bene ai propri figli anche senza spacciarsi per madri adoranti ogni istante. A volte suona un po' forzato.

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    1. Forzato, mi sembra il termine più adatto.

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  5. bea ha passato con me full time i primi 35 mesi, perche' dove eravamo vicino a ginevra, mandarla alla creche in una quarta lingua rispetto a quelle di casa era davvero troppo visto che ancora non parlava e quella in inglese costava come harvard.ora siamo a varsavia e lei puo' andare alla materna in una elle sue lingue madri. tutti i giorni al mattino, la ritiro alle 12.30
    Sono tre giorni che ci va e sono tre giorni che quando esce dice alle maestre ciao ciao a domani, anche se all'entrata magari frigna 5 minuti.
    Insomma, a me ha fatto piacere occuparmi tutto il tempo di lei, e' stata una mia scelta per una serie di motivi pratici ed economici e ne ho visto il lato positivo, adesso che posso darle la possibilita' di giicare con altri bimbi e avere uno spazio suo separato dalla sorellina, fa bene a lei, fa bene alla sorellina che fnalmente mi ha un po' di piu' e fa bene pure a me che cosi' quando la vado a prendere ho piu' pazienza perche' quattro ore la parte del mio cervello che si occupa di bea ha riposato.
    questa e' la mia verita', obiettivamete quando leggo di madri che allattano i figli due anni e mezzo o di madri che tornano dalla maternita' dopo un mese perche' non ce la fanno piu' a star coi bimbi, mi paiono due situazioni molto estremizzate e non le condivido, ma alla fine l'importante e' che ciascuna donna trovi il suo equilibrio nel suo modo di essere mamma

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    1. Vale, è chiaro che ognuno sceglie in base alle proprie possibilità e soprattutto convinzioni. Io di base non credo nelle esasperazioni e nel voler per forza mettersi in mostra e sentirsi superiori. Anche perché grazie a Dio non ce ne è bisogno in tutta questa faccenda della maternità. Ancora una volta bisognerebbe fare squadra tra mamme e per farlo bisogna essere oneste con se stesse e con le altre. Anche perché gli esempi che ti ho riportato provengono da donne che forse un equilibrio non lo hanno trovato. Oddio, forse nemmeno io, che di alti e bassi ne ho sempre molti... ;)

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    2. ecco, hai toccato il nodo centrale della situazione: nonostante tutte le conquiste fatte a livello di diritti e di possibilita', le donnne non sanno ancora fare squadra, molto spesso scelgono un modello (tritacazzi in carriera o sfornabiscotti alle 5 del mattino o altro ancora) e ne diventano contemporaneamente schiave e paladine contro quelle che non hanno fatto la stessa scelta. E come sempre succede, le conseguenze le paghiamo noi donne tutte che nei giorni in cui siamo piu' stanche, (e si stancano tutte, sia le tritacazzi che le sforna biscotti che quelle nel mezzo) ci sentiamo isolate.
      spero che almeno la generazione delle mie figlie abbia assorbito il concetto che darsi la zappa sui piedi da sole non e' la soluzione :-(

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    3. speriamo proprio... e intanto cerco di fare squadra con chi la pensa come noi...

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  6. Filippo ha un anno e qualche gg e lunedì ha iniziato la creche. Piangiamo entrambi. Non è facile, e' come se mi mancasse un braccio o una gamba quando non c'è. Ma nonostante le lacrime, sono felice per lui, che a casa tutto il gg con la mamma non faceva altro che urlare perché si annoiava, e sono felice per me, poiché ho ripreso a relazionarmi con il mondo esterno e con me stessa. I nostri figli sono dei miracoli e li amiamo come non abbiamo mai amato nessun altro, ma ammettiamolo per favore che badare a loro e' tutto fuorché semplice ( a meno che tu non abbia tre tate 4 nonni e una colf... Ovvio) ;)

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    1. lo so, anche a me i primi giorni i pianti mi facevano tristezza... ma come hai detto tu, con gli altri bimbi sta meglio. Pure il mio con me sola era diventato isterico.

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  7. Ho appena cominciato a leggere il tuo blog, le mie figlie ormai sono piu' grandi e vanno a scuola pero' io il nido lo sognavo quando erano piccole, ma non era accessibile. Io vivo in California e l'asilo nido costa piu' dell'Universita'. Io al tempo non lavoravo quindi non potevamo permettercelo. Ma come fai in Belgio a permetterti il creche, mi sembra che anche tu non lavori, vero?

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    1. Ciao Marilena, piacere di conoscerti. Sì, so bene che California è bella costosa in tutto, nonché nell'educazione.
      Ecco, in Belgio no. Anzi, posso dirti che la situazione è migliorata notevolmente rispetto a Roma, dove non solo il nido costa molto di più, ma poi non avrebbe mai sostituito un aiuto nel pomeriggio (che poi visto che stanno sempre male devi tenerti anche la mattina). I nidi non li tengono tutto il giorno. Praticamente il mio stipendio finiva nelle mani di altri in un secondo.
      Qui con uno sforzo minore (ma che sforzo è) e un aiuto in meno, posso mandarlo e nel frattempo cercarmi un altro lavoro e fare piccole collaborazioni che mi capitano.

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  8. Che bello, buona fortuna con la ricerca del lavoro allora. Leggero con interesse i tuoi prossimi post. Ciao

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